lunedì 29 marzo 2010


Roma – 26 marzo 2010 - Ieri pomeriggio il Parlamento europeo ha dato il via libera alla proposta di decisione della Commissione sulle linee guida dell’Agenzia Frontex per il soccorso in mare di migranti in pericolo.
In realtà la maggior parte dei deputati ha chiesto di respingere la proposta, ritenendo che la sua portata andasse oltre le competenze di esecuzione previste e auspicando, comunque, norme obbligatorie e non orientamenti non vincolanti. Ma serviva una maggioranza qualificata che non è stata raggiunta.
Gli orientamenti proposti dalla Commissione europea riguardano le intercettazioni di navi in mare, le situazioni di ricerca e salvataggio durante le operazioni Frontex di sorveglianza delle frontiere marittime esterne e lo sbarco delle persone intercettate o soccorse. Tra le altre cose, prevedono che le unità partecipanti alle operazioni prestino assistenza "a qualunque nave o persona in pericolo in mare, indipendentemente dalla cittadinanza o dalla situazione giuridica dell'interessato o dalle circostanze in cui si trova".
Le unità Frontex, inoltre, dovranno prendere in considerazione l'esistenza di una richiesta di assistenza, la navigabilità della nave, il numero di passeggeri rispetto al tipo di imbarcazione (sovraccarico), la disponibilità di scorte necessarie (carburante, acqua, cibo, ecc.), la presenza di passeggeri che necessitano assistenza medica urgente e di donne in stato di gravidanza o di bambini, nonché le condizioni meteorologiche e marine.
Lo sbarco delle persone intercettate o soccorse dovrà essere operato in conformità del diritto internazionale e degli eventuali accordi bilaterali applicabili tra gli Stati membri e i paesi terzi.
Il Parlamento europeo ha ribadito più volte la necessità di un maggiore controllo parlamentare sulle attività dell'agenzia Frontex, anche alla luce delle critiche formulate da talune ONG sulle procedure utilizzate nei confronti dei migranti. Un'altra proposta attualmente all'esame dei deputati intende migliorare la formazione sui diritti fondamentali degli agenti Frontex.

Roma – 26 marzo 2010 - Pasqua e Pasquetta possono diventare un pretesto per prendere qualche giorno di ferie e mettersi in viaggio. Vediamo come regolarsi in base alla situazione del proprio permesso di soggiorno.Chi ha un permesso valido può tornare in patria e quindi rientrare in Italia quando vuole, l’importante è portare con sé il permesso. Può poi spostarsi per turismo, senza chiedere visti, in tutti i Paesi Schengen: Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Austria, Grecia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Islanda, Norvegia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Malta. Se invece sceglie un Paese non Schengen, deve verificare se in base agli accordi con il proprio Paese d’origine ha bisogno di un visto per visitarlo. Per chi invece attende il rinnovo del permesso di soggiorno, il viaggio di andata o di ritorno tra l’Italia e il proprio Paese d’origine non deve prevedere il passaggio o scali in un Paese Schengen. Bisogna portare con sé il passaporto, la fotocopia del permesso scaduto e la ricevuta dell'ufficio postale (cedolino), che verranno timbrati dalla polizia. Stesse regole per chi attende il primo permesso di soggiorno per lavoro o ricongiungimento familiare. In questo caso però, insieme a cedolino e passaporto, bisogna esibire il visto rilasciato dal consolato che specifica il motivo del soggiorno in Italia.
Dovranno invece rimanere in Italia le colf e le badanti che attendono la regolarizzazione, perché la ricevuta delle domanda non è un documento valido per passare la frontiera. Prima di partire, dovranno quindi attendere la convocazione allo Sportello Unico per l’Immigrazione, firmare il contratto e presentare la domanda per il rilascio del permesso di soggiorno.
Elvio Pasca

giovedì 18 marzo 2010


"Facciamo sentire italiano chi è nato qui e ci è arrivato piccolissimo". "Italia dimentica la sua emigrazione"


Roma, 17 marzo 2010 - "Oggi, nell'approssimarsi del 150 anniversario dell'unita' d'Italia, non e' tanto importante chiedersi se c’è unità nazionale, quanto se c’è coesione nel nostro paese". Così oggi il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha presentato a Montecitorio un libro dedicato al Risorgimento."Voglio dire - ha spiegato Fini - se il nostro popolo è consapevole di cosa significa essere italiani oggi. Non e' forse arrivato il momento - osserva il presidente della Camera - di ridefinire i due grandi patti che servono per essere una nazione? del patto tra le generazioni e del patto di cittadinanza". "Per coesione intendo il rapporto tra diverse aree geografiche, e tra diversi segmenti della società. Il patto di cittadinanza in particolare - ha sottolineato Fini - consiste nello sforzo di far sentire italiani coloro che sono nati qui o che sono arrivati qui piccolissimi". "Siamo un paese - ha aggiunto il presidente della Camera - che si confronta con il problema e l'opportunità rappresentata dall'immigrazione, dimenticando di avere nel proprio dna storico-culturale tante pagine di storia dell'emigrazione e di persone che, nei paesi dove sono emigrate, hanno potuto raggiungere livelli altissimi nella scala sociale".




mercoledì 23 dicembre 2009


DESIDERIAMO INVIARE A VOI E AI VOSTRI FAMILIARI I PIU’ FERVIDI AUGURI PER UN FELICE S.NATALE
E
CHE IL 2010 SI PROSPERI PER VOI TUTTI UN ANNO PIENO DI GIOIA E SERENITA’

venerdì 30 ottobre 2009

Roma, 30 ottobre 2009 - Slitta a dicembre l'approdo in Aula alla Camera del ddl sulla cittadinanza attualmente all'esame della commissione Affari Costituzionali. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo rinviando l'esame del testo calendarizzato per novembre. "Ci risulta che la Commissione stia per adottare un testo base - ha detto Erminio Quartiani (Pd) al termine della capigruppo - quindi come Pd abbiamo chiesto di inserire la cittadinanza nel calendario dell'Aula nella terza settimana di novembre in quota opposizione. E' stato invece deciso di rinviare a dicembre l'esame".

Roma, 28 ottobre 2009 - Gli stranieri in Italia sono 4,5 milioni, il 7,2% della popolazione Non sono persone dal tasso di delinquenza piu' alto, non stanno dando luogo ad una invasione di carattere religioso, non consumano risorse pubbliche piu' di quanto versino con tasse e contributi, non sono disaffezionati al Paese che li ha accolti e, al contrario, sono un efficace ammortizzatore demografico e occupazionale. E' quanto emerge dal 19° Dossier Statistico 2009 sull'Immigrazione redatto da Caritas-Migrantes, che fotografa la presenza di cittadini stranieri in Italia. Cliccando qui potete scaricarne una sintesi
Il Dossier dimostra che l'aumento annuo di 250mila unita', considerato nelle previsioni dell'Istat come scenario alto, e' risultato inferiore a quanto effettivamente avvenuto (+458.644 residenti nel 2008, +13,4% rispetto all'anno precedente). I cittadini stranieri residenti erano 2.670.514 nel 2005 e sono risultati 3.891.295 alla fine del 2008, ma si arriva a circa 4.330.000 includendo anche le presenze regolari non ancora registrate in anagrafe. Incidono, quindi, tra il 6,5% (residenti) e il 7,2% (totale presenze regolari) sull'intera popolazione; ma il dato arriva al 10% se si fa riferimento alla sola classe dei piu' giovani (minori e giovani fino ai 39 anni). Se poi si tiene conto che la regolarizzazione di settembre 2009, pur in tempo di crisi, ha coinvolto quasi 300mila persone nel solo settore della collaborazione familiare, l'Italia oltrepassa abbondantemente i 4,5 milioni di presenze: siamo sulla scia della Spagna (oltre 5 milioni) e non tanto distanti dalla Germania (circa 7 milioni). PROVENIENZA DEI NUOVI STRANIERI Per quanto riguarda la provenienza, continua a prevalere la presenza di origine europea (53,6%, per piu' della meta' da Paesi comunitari). Seguono gli africani (22,4%), gli asiatici (15,8%) e gli americani (8,1%). Risulta fortemente attenuato il policentrismo delle provenienze, che per molti anni e' stato una spiccata caratteristica dell'immigrazione italiana: le prime 5 collettivita' superano la meta' dell'intera presenza (800mila romeni, 440mila albanesi, 400mila marocchini, 170mila cinesi e 150mila ucraini). A livello territoriale il Centro (25,1%) e il Meridione (12,8%) sono molto distanziati dal Nord quanto a numero di residenti stranieri (62,1%), cosi' come il Lazio (11,6%) lo e' dalla Lombardia (23,3%), tra l'altro preceduto, seppure di poco, dal Veneto (11,7%). Il dinamismo della popolazione straniera e' da ricondurre principalmente alla sua evoluzione demografica da una parte e alla domanda di occupazione del Paese dall'altra, mentre influiscono in misura veramente minima le poche decine di migliaia di sbarchi, pari a meno dell'1% della presenza regolare. Nel 2008 sono state 36.951 le persone sbarcate sulle coste italiane, 17.880 i rimpatri forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione ed espulsione e 6.358 quelli respinti alle frontiere. Non si tratta neppure di un cinquantesimo rispetto alla presenza di immigrati regolari in Italia, eppure il contrasto dei flussi irregolari ha monopolizzato l'attenzione dell'opinione pubblica e le decisioni politiche; tanto piu' che il rapporto tra allontanati e intercettati e' di 34 ogni 100, il piu' basso dal 2004, e si registra una crescente confusione tra immigrati ''clandestini'', irregolari, richiedenti asilo e persone aventi diritto alla protezione umanitaria. I MINORI STRANIERI IN ITALIA Nati in Italia ma non italiani. Sono i 72.472 bambini nati nel nostro Paese da genitori stranieri nel 2008. L'incidenza e' maggiore tra i minori e i giovani adulti (18-44 anni), con conseguente maggiore visibilita' a scuola e nel mercato del lavoro. Piu' di un quinto della popolazione straniera e' costituito da minori (862.453), 5 punti percentuali in piu' rispetto a quanto avviene tra gli italiani (22% contro 16,7%). I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (72.472) hanno inciso nel 2008 per il 12,6% sulle nascite totali registrate in Italia, ma il loro apporto e' pari a un sesto se si considerano anche i figli di un solo genitore straniero. Ad essi si sono aggiunti altri 40.000 minori venuti a seguito di ricongiungimento. Tra nati in Italia e ricongiunti, rileva ancora il Dossier, il 2008 e' stato l'anno in cui i minori, per la prima volta, sono aumentati di oltre 100mila unita'. A chiedere il ricongiungimento il piu' delle volte (65,6%) e' una persona sola; negli altri casi l'interessato vive con uno o piu' individui, a testimonianza di un processo di inserimento sempre piu' avanzato. L'eta' media degli stranieri e' di 31 anni, contro i 43 degli italiani. Tra i cittadini stranieri gli ultrasessantacinquenni sono solo il 2%. L'immigrazione e' dunque anche una ricchezza demografica per la popolazione italiana, che va incontro al futuro con un tasso di invecchiamento accentuato; e lo e' specialmente per i Comuni con meno di 5.000 abitanti, molti dei quali senza questo supporto sarebbero in prospettiva a rischio di spopolamento.
NEL 2008 39.484 NUOVI CITTADINI ITALIANI Nel 2008 sono stati 39.484 i ''nuovi'' cittadini italiani. Le acquisizioni di cittadinanza (39.484 nel 2008), evidenzia il rapporto, sono quadruplicate rispetto al 2000 e piu' che quintuplicate (53.696) se si tiene conto anche delle cittadinanze riconosciute direttamente dai Comuni. Neppure la rigidita' della normativa costituisce un freno al dinamismo dell'integrazione e ormai in 4 casi su 10 l'acquisizione della cittadinanza viene concessa a seguito della residenza previamente maturata. Nonostante cio' l'Italia resta nettamente distanziata dagli altri Paesi europei per numero di concessioni (solo settima in graduatoria), proprio in conseguenza di un impianto normativo restrittivo. 187.466 STRANIERI TITOLARI DI IMPRESA Sono 187.466 i cittadini stranieri titolari di impresa, in prevalenza a carattere artigiano, che garantiscono il lavoro a loro stessi e anche a diversi dipendenti (attorno ai 200 mila, secondo la stima riportata nel libro ImmigratImprenditori della Fondazione Ethnoland).
UN DECIMO DEGLI OCCUPATIPer quanto riguarda in generale il mondo del lavoro, evidenzia ancora il Dossier Caritas, anche in un anno di crisi incipiente, come e' stato il 2008, l'apporto degli immigrati e' risultato cosi' necessario da far aumentare il loro numero tra gli occupati di 200mila unita'. Del resto, nel mercato occupazionale italiano l'internazionalizzazione e' in corso da tempo e i lavoratori nati all'estero sono il 15,5% del totale. Tra di essi non mancano gli italiani di ritorno, a testimonianza degli oltre 4 milioni di emigrati italiani residenti all'estero, ma la stragrande maggioranza e' costituita da lavoratori stranieri, il cui afflusso si e' incrementato specialmente nell'ultimo decennio. I lavoratori stranieri in senso stretto sono quasi un decimo degli occupati e contribuiscono per una analoga quota alla creazione della ricchezza del Paese, come posto in risalto, rispettivamente, dalle indagini trimestrali dell'Istat sulla forza lavoro e dalle ricerche di Unioncamere. Come risaputo, i motivi di lavoro sono, insieme ai motivi familiari, quelli che attestano il carattere di insediamento stabile dell'immigrazione. Si tratta, sottolinea ancora la Caritas, di persone spesso inserite da molti anni sul posto di lavoro e che, superando difficili condizioni di partenza, oggi presentano queste caratteristiche: un tasso di attivita' di 11 punti piu' elevato rispetto alla media (73,3 contro 62,3); estrema motivazione a riuscire, per il fatto che per loro la migrazione rappresenta una scelta esistenziale forte; disponibilita' a svolgere un'ampia gamma di lavori, da cui deriva anche la loro alta concentrazione nei settori meno appetibili per gli italiani. E ancora, esposizione a maggiori condizioni di rischio sul lavoro (143.651 infortuni nel 2008, dei quali 176 mortali); scarso grado di gratificazione (soprattutto per via del mancato riconoscimento delle qualifiche e dell'inserimento in posti occupazionali di basso livello); necessita' di sostenere i familiari rimasti in patria (ai quali nel 2008 hanno inviato 6,4 miliardi di euro con le rimesse); sottoposizione ad atteggiamenti di diffidenza e, da ultimo, anche di ostilita', con ricorrenti atti di vero e proprio razzismo. Di questi circa 2 milioni di lavoratori immigrati, quasi un milione si e' iscritto ai sindacati, mostrando cosi' la volonta' di tutelare la dignita' del proprio lavoro e prefigurando altresi' quanto potra' avvenire nei circoli culturali, in quelli sportivi, negli uffici e in altre strutture aggregative a seguito della loro progressiva partecipazione. UN MILIONE TRA COLF E BADANTIUn milione sono anche, secondo stime, le donne immigrate che si prendono cura delle nostre famiglie. La regolarizzazione realizzatasi a settembre 2009 e chiusasi con 294.744 domande di assunzione di lavoratori non comunitari come collaboratori familiari o badanti (queste ultime pari a un terzo del totale), seppure tempestata di polemiche nella fase di approvazione, ha evidenziato ancora una volta la complementarita' tra esigenze della popolazione italiana e disponibilita' di quella immigrata. Inoltre, evidenzia la Caritas, con alcune ulteriori accortezze, il provvedimento avrebbe consentito l'emersione di un numero maggiore di persone, con benefici innegabili non solo per esse stesse e per le famiglie da assistere ma anche per lo Stato: l'operazione ha fruttato, infatti, 154 milioni di euro in contributi arretrati e marche, mentre nel periodo 2010-2012 fara' entrare nelle casse dell'Inps 1,3 miliardi di euro supplementari.
IL 9,5% DEL PILSul piano economico, sottolinea ancora il Dossier, i dati relativi al 2007 evidenziano, innanzi tutto, il consistente apporto degli immigrati all'economia italiana: si tratta, secondo Unioncamere, di 134 miliardi di euro, pari al 9,5% del prodotto interno lordo. I versamenti contributivi effettuati all'Inps sono stati stimati dal Dossier pari a oltre 7 miliardi di euro, dei quali oltre 2,4 miliardi pagati direttamente dai lavoratori stranieri e la restante quota dai datori di lavoro. Invece, la stima del gettito fiscale, includendo le tasse piu' rilevanti, e' di oltre 3,2 miliardi di euro. Ne deriva che, direttamente dalle buste paga dei lavoratori immigrati, provengono in totale 5,6 miliardi di euro (ma secondo la Cgia anche di piu'). Pur nella difficolta' di calcolare l'incidenza degli immigrati sulla spesa sociale, non mancano i tentativi in tal senso e la Banca d'Italia stima che agli immigrati vada il 2,5% di tutte le spese di istruzione, pensione, sanita' e prestazioni di sostegno al reddito, all'incirca la meta' di quello che assicurano in termini di gettito.

domenica 25 ottobre 2009


Roma, 23 ottobre 2009 - Montezemolo: ''I figli degli immigrati che sono nati qui sono italiani a tutti gli effetti, diventeranno magari imprenditori. Ma attenzione, servono regole certe, uguali per tutti, perche' l'Italia non e' il paese del Bengodi''. Lo dice Luca di Montezemolo alla presentazione del libro di Maurizio Molinari 'Il paese di Obama, com'e' cambiata l'America'. Secondo il presidente della Fiat, ''una immigrazione sana, gestita, e' fondamentale per ogni paese''. "Una immigrazione sana e' fondamentale per ogni paese''